Giuditta la contadina

Abbiamo mai pensato a quanto faticosa fosse la vita delle donne  nei secoli scorsi, quando ancora gli elettrodomestici non erano inventati?
La loro esistenza era un continuo sacrificio, senza quasi mai momenti di sosta, se non nelle solennità religiose.
Da bambine cominciavano a portare il gerlino : era un piccolo aiuto per la mamma, ma soprattutto un allenamento al lavoro inevitabile del domani.
Con gli anni le dimensioni del gerlo aumentavano. Un bel giorno la ragazza si sposa a e il gerlo serviva per portare la dote alla nuova casa. Viaggio di nozze? In qualche raro caso, per andare a trovare qualche parente lontano.
Le esigenze di lavoro non si fermavano e così la giovane sposa riprendeva il ritmo: casa, stalla, campagna. Spesso gli uomini trovavano occupazione nelle officine dei paesi sul lago, a Lecco o a Milano e tornavano solo qualche volta al sabato. E allora alla donna toccava mandare avanti la campagna, aiutata dai vecchi e dai bambini. Alla nascita dei figli pochi giorni di sosta e poi via di nuovo, con il piccolo nel gerlo avvolto in copertine per poterlo allattare nei momenti di pausa. E in casa: cucinare, lavare, filare e confezionare abiti corredoper se' e per la famiglia, badare ai figli, accudire anziani... 
Nel passato la donna è stata definita "Angelo del focolare", un titolo un po' retorico he forse nasconde una sottile ironia. In realtà ha svolto un ruolo fondamentale nella società contadina dei secoli scorsi

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